lunedì 7 giugno 2010

backgammon


Sabato ho disposto una quindicina di tappi di cocacola nel campo da pallacanestro di Plužine. Inforcati i roller ho iniziato a fare i due o tre trick che ho imparato prima di partire per il Montenegro. I bambini impegnati a giocare a pallone, basket e a tennis in un campo improvvisato, mi hanno osservato con rispetto attendendo una caduta che, ahiloro, non è arrivata. Poi Nikola, il mio primo insegnante di serbo, li con il figlioletto, mi ha sfidato a basket, agli undici. Premesso Nikola è in sovrappeso e fuma come se non ci fosse un domani, la sconfitta 11-6 può rendere l’idea di quanto io sia scarso al gioco della palla dentro il cestino. Il pomeriggio una breve corsetta.

La domenica, partendo ad un orario tutto sommato decente, ci siamo spiaggiati a Petrovac. Una nuotata nell’acqua ancora a temperatura “fiordo norvegese”, una partita “agli undici” o “alla tedesca” scalzi sull’asfalto con pallone di cuoio gonfiato a 4 atmosfere, l’apprendimento dell’arcana arte del Backgammon, un’insolazione che ha reso le spalle e le gambe dei presenti facilmente visibili in notti senza luna, sono il filo conduttore di una giornata di sano sciallo e relax.

mercoledì 2 giugno 2010

un fine settimana in Italia


Venerdì: colazione a Bari con caffè e brioche e visita al castello svevo. Poi in treno fino a Milano, cena con la Simo sotto una tenda berbera coi piedi nella sabbia.

Sabato: colazione con la Marta, una chiacchierata al parco Lambro col Fè, pranzo dai miei, il saggio di danza di mia cugina Bianca, anni 3, bagno turco e poi teatro a vedere "Coppia aperta, quasi spalancata".

Domenica: pranzo dai miei, giro in bici sul naviglio, aperitivo coi cugini, serata con gli amici. Ritorno a Milano di notte, in bici sul naviglio, incontrando lucciole e conigli ed un airone che si alza in volo dinanzi e ricambia il mio sguardo, sorpreso, posandosi a pochi metri da me.

Lunedì di nuovo sul treno per Bari, chiacchierando e chiacchierando con una quarantenne in cassa integrazione che va a Foggia a trovare la famiglia e con un giovane della scuola per sottoufficiali di marina di Taranto.

Un po' di normalità, suvvia, che ogni tanto ci vuole.

lunedì 24 maggio 2010

se impari la strada a memoria..

D: Dobar dan, kako ste? Hoču da idem u Plužinama (Buon giorno, come va? Devo andare a Plužine)
R: Zdravo. Nema put. (Salve. Non c’è la strada)
D: Kako nema put? (come non c’è?)
R: Ništa. Želite kafu? (Non c’è. Volete un caffè?)


E così mi sono trovato invitato da una simpatica bakina (nonna) a chiacchierare con figlio, nuora, figlia e nipotini, Ivana, Nikoleta, Ivan e Costa (4, 3, 2 e 1 anno), cercando di mettere assieme frasi stentate facendo finta di capire. (Il fatto che io sappia esprimere quattro concetti base non fa di me un serbo-parlante ma questo non importa all’allegra famiglia montenegrina, entusiasta dell’ospite, per di più straniero). La kafa è diventata limonata, prosciutto, bresaola (tutto home made, rigorosamente), caffè e biscotti. Il pranzo fuori programma è stato più che benvenuto, data l’ascesa fatta; quando si è arrivati alla birra e alla rakija ho declinato e, girata e la bici, ho ripreso la strada di casa.


Appena varcata la soglia, dopo 50 km e un migliaio di metri di ascesa, ho ricevuto un invito che non si poteva rifiutare. Mangiato al volo, senza farmi la doccia, sono uscito a caccia di serpenti e lucertole con Miles, appassionato erpetologo ed entomologo. Lo score finale parla di uno smooth snake e due grass snake (a detta di Miles) per me e di quattro lucertoloni per Miles (uno s'è prestato per una foto). Nonché uno scorpione e numerosi scarabei, oltre a formiche giganti, centopiedi e ragni vari.


Perdersi in bici ed andar a caccia di rettili. Into the wild!

sabato 15 maggio 2010

inaugurazioni


Ieri inaugurato il nuovo destriero, con un giretto di una quarantina di chilometri. A parte essere partito senz’acqua a pomeriggio inoltrato (due errori da dilettante), avevo commesso la puerile svista di sottovalutare le stradicciole del Montenegro: pendenze assassine, infido ghiaiume e continui saliscendi hanno reso quella che credevo una facile sgambata un lento stillicidio.


Perdersi ha poi dato un tocco di avventura al tutto. Il primo incontro è stato con una vecchina di 120 cm ed altrettanti anni, con più rughe che capelli, che, bussato alla sua porta e verificato che il mio serbo non andava oltre al “qual è la strada per Goransko”, mi ha cacciato in malo modo. Ho riprovato a chiedere indicazioni qualche chilometro più avanti, richiamando l’attenzione di una maglietta rossa intravista nel folto del bosco. Occhei non essere diffidenti ma se dal suddetto bosco salta fuori un boscaiolo di un metro e novanta con un martello in una mano e un’ascia in un’altra, almeno per un istante, il pensiero di essere alla fine della pista credo baleni anche nell’animo più saldo. Dato che sono qui che scrivo è evidente che non solo mi ha indicato la strada ma ha anche evitato di colpirmi con il martello e finirmi con l’ascia e di questo gliene sono grato, sinceramente. Numerose mucche sulla strada, infine, sono state spaventate dal mio incedere ansimante e un vitello ha accennato una velleitaria carica.


Al culmine della salita, a 1.500 mslm, ho potuto ammirare il massiccio del Durmitor stagliarsi in pieno sole con graffi di neve a seguirne la strana conformazione. Poi la tanto agognata discesa con il primo imbrunire a rendere l’aria fresca e i pensieri leggeri.

(in foto: sul Durmitor, con la sorellina, a passeggio)

sabato 8 maggio 2010

Non è la meta ma il viaggio..


Viaggiamo sostenibile. Salerno-Plužine. 2 viaggiatori, 2 zaini, 1 trolley, 1 bici smontata al seguito. 29 ore, 6 cambi, 3 mezzi di trasporto. La malsana idea di comprare la bici a Salerno. Portarla a spalla per 3 km, da casa della nonna alla fermata dell’autobus. Sbagliare fermata e raggiungere di corsa, in preda al panico, quella giusta facendo slalom tra le macchine. In breve il resoconto..


  • Salerno casa-Salerno fermata autobus: a piedi, 50 minuti;
  • Salerno-Taranto: autobus, 6 ore sostando in tutti i paesini, Battipaglia, Eboli, Metaponto.. per tirar su vecchietti sdentati e studenti chiacchierando con una coppia di canadesi in pensione in giro per l’Europa;
  • Taranto-Bari: treno, 1 oretta tranquilli;
  • Bari stazione-Bari porto: a piedi, 30 minuti;
  • Bari-Bar: traghetto, traversata senza grandi problemi, tanta nanna;
  • Bar porto-Bar stazione: in taxi, 5 €, che signori
  • Bar-Podgorica: autobus, 1 oretta, la sorellina fa la prima conoscenza con la musica balcanica;
  • Podgorica-Nikšić: autobus, 1 ora. Pranzo a Nikšić a base di Cevapic (salsicce).
  • Nikšić-Plužine: autobus con alto rischio vomito per la sorellina: mezza porzione di cevapic è bastata per generare nausea e le curve per salire a Plužine non hanno aiutato.


Arrivati a Plužine, desiderosi soltanto di riposo, siamo stati coinvolti in due Slava (cfr. QUI), di cui una a 50 km da Plužine, durante le quali s’è mangiato e bevuto, ininterrottamente, dalle 4 di pomeriggio alle 10 e mezza di sera.. almeno ho imparato a dire “ja sam pun, ne mogu više” (sono pieno, non ne voglio più)!

mercoledì 14 aprile 2010

è una questione di sportività


Questo post dovrebbe essere pubblicato QUI, il caro blog del tonicteam.. nel frattempo, chi ha voglia se lo legga qui (il fatto che QUI e qui si dicano allo stesso modo complica terribilmente le cose)


"Attendo che cuocia l’ottima zuppa di verza e patate. Qualcuno (quantifichiamo: 2? 3?) si potrebbe esser chiesto che ne è stato delle imprese agonistiche di Robbie. Da novembre 2009 il sottoscritto ha trasferito il suo domicilio nella ridente Plužine, nel nord del Montenegro (si, è anche uno stato, non solo l’amaro delle avventure coi vasi). Qui la penuria di campi sportivi ha costretto il nostro a cimentarsi in alcune discipline alternative. Del carico della legna potete leggere QUI, ma questa ha rappresentato un’esperienza che, fortunatamente, non ha avuto seguito.


Nel corso di una normale settimana, invece, l’attività agonistica è felicemente e casualmente divisa tra la piccola palestra del centro culturale del comune sopracitato e la corsa in montagna.


Nel primo caso, dopo un riscaldamento sulla cyclette che mi sembra sempre d’essere un vecchio in pensione, tra l’altro sono l’unico che la usa perché il montenegrino a) non si riscalda b) se ne frega della definizione e pensa solo a diventare enorme, più pancia c’è meglio è, mi cimento nei soliti attrezzi che deliziano la vita dell’atleta in palestra. Panca, trazioni, addominali, essenzialmente, accompagnati da tutti quegli esercizi per tricipiti-bicipiti-deltoidi di cui ignoro il nome. Non c’è nulla per aumentare la grossezza dei quadricipiti e quindi vado di mezzi squat monoarto e tanti saluti.


Nel secondo caso, superati gli sguardi non molto convinti degli autoctoni (si, vado a correre, sono cinquemesicinque cha vado a correre, perché vi stupite ancora?), mi inerpico per il sentiero in mezzo al bosco appena fuori il paese. Qui pendenze assassine fanno schizzare i battiti a 180 e costringono lo sky runner in erba a rompere ogni tanto il passo per prendere fiato. Dopo 20 minuti di ascesa ininterrotta di arriva a quota 1.050 mslm, col fiato corto e il lago che placido si distende 350 metri più in basso. Inizia la discesa, poi si risale e, tanto per farla breve, dopo 600 m di dislivello e un’ora di caracollamenti me ne torno a casa, stanco e soddisfatto.


Con la primavera la mountain bike si aggiungerà alle attività post-lavorative del nostro, da luglio il nuoto nel lago e magari la canoa. E questo è quanto. Mo’ vado a mangiare la che la zuppa sarà pronta."


in foto: io sui pattini che faccio finta di saperci andare


martedì 6 aprile 2010

una pasqua un po' inusuale


Nikifor: “Io mi sveglio alle 4, per prepararmi”. Ci guardiamo sorridendo Simo ed io e pensiamo “che sfigato, 3 ore per prepararsi”. “La messa è alle 5”. Smettiamo di sorridere. Non credo d’essermi svegliato molte volte prima delle 5, di certo non per una messa. “Durerà un’ora e mezza” dice, e laconici ce ne andiamo a nanna. Siamo al Monastero di Piva apposta per seguire l’evento clou della fede ortodossa, la messa di pasqua. Interesse etnologico, ovviamente. Sveglia alle 4.50 per noi, DUEOREEMMEZZA di messa cantata in serbo, un freddo becco combattuto saltellando da un piede all’altro, tutto a lume di candela. Al termine del lento stillicidio, alle 8, la tavola imbandita con agnello, salumi ed il formaggio più buono ch’io abbia mangiato fuori dai confini campani.


Il post messa, per riprendermi un po’ da “kyrie eleison” e “hristos voskrese” è stato all’insegna dello sport. Prima di pranzo ho ri-infilato i pattini, dopo mesi di inattività, suscitando l’ilarità degli autoctoni con una caduta coreografica nella piazza principale di Plužine, unico pezzo di asfalto più o meno in piano della municipalità. Dopo pranzo corsa in montagna, da 750 mslm a 1030, poi altri due giri da 870 a 1030. In tutto circa 600 m di ascesa, tra boschi silenziosi con il lago a fare da sfondo.


Un film ed a nanna presto e si conclude una pasqua un po’ inusuale, la prima passata lontano da casa.